RADIOHEAD – The Bends

RADIOHEAD – The Bends

(Parlophone, 1995)

The Bends è già un sensazionale passo in avanti, anche se sulla scia dei primi ispiratori dei Radiohead. Ma la personalità c’è, l’intelligenza emotiva anche. È splendido in particolare il lavoro fatto dalla band con il produttore John Leckie; si sente come ogni brano sappia trarre da se stesso tutta la linfa e l’energia necessarie per sé e per ripercuotersi su di un sublime piano generale. Come gli U2, meglio degli U2, i Radiohead sanno fare della catarsi rock un umanesimo da stadio (o da grandi arene, poco cambia); dalle risonanze elettrolitiche di High And Dry e di Fake Plastic Trees, ballate semiacustiche, satellitari e sensitive, la voce di Thom Yorke trae il suo te deum, un canto poetico nella totale fragilità dell’individuo. Mentre My Iron A Lung rappresenta l’addio a Creep, lo stato pre embolia di The Bends, l’epilessia di Bones e le modalità saltanti e antistatiche di Just proiettano l’intersezione sfalsata delle chitarre di una distorta stratosfera; la ventosa Planet Telex, la fiaba surreale di Nice Dream, il fluttuare nel dormiveglia di Bullet Proof… I Wish I Was, le sfumature elevatrici di senso di Black Star e i fermo immagine e i “time lapse” filmici nell’arpeggio di Street Spirit illuminano un lato più languido, con il groppo in gola. Le anime lacerate cercheranno qui la loro musica preferita.

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TRACKLIST:

01. Planet Telex
02. The Bends
03. High And Dry
04. Fake Plastic Trees
05. Bones
06. (Nice Dream)
07. Just
08. My Iron Lung
09. Bullet Proof.. I Wish I Was
10. Black Star
11. Sulk
12. Street Spirit (Fade Out)

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